Dal 1981 la Nuova Società Peschiera si presenta al pubblico realizzando i tradizionali carri in gesso “di pensiero” che ogni anno sfilano lungo le vie di Casola Valsenio durante la “Festa di Primavera”, il 25 aprile.
Ciascun carro, su cui salgono una trentina di figuranti, propone agli spettatori un messaggio tramite allegorie di forme, costumi, colori, ed un allestimento scenografico ideato appositamente per ogni singola realizzazione. E’ inoltre corredato da un testo scritto, detto “relazione”, che ne approfondisce il significato.

In questo spazio abbiamo voluto raccogliere l’esperienza di alcuni decenni di progetti, carri, messaggi, sconfitte, vittorie: troverete quindi tutte le relazioni e le gallerie fotografiche dei carri da noi realizzati, in oltre trent'anni di “Nuova Società Peschiera”.
In alcuni casi, dove è stato possibile reperirli, abbiamo inserito anche i verdetti delle giurie.

Se avete del materiale fotografico o cartaceo e desiderate metterlo a disposizione per aggiornare e migliorare questo spazio, potete contattarci o inviarlo al nostro indirizzo email.

Buona visione !

2017

L’insostenibile leggerezza dell’etere







Parliamo di cose serie. Parliamo di Vacchi. 1
Il suo motto “Enjoy” ha contagiato milioni di persone facendo di lui un maestro di vita.
Enjoy, godetevela, è senz’altro un ottimo approccio alla vita: e viene ancora meglio quando si nasce ricchi sfondati.
Peccato che statisticamente sia una botta di culo che non capita tutti i giorni.
Anche se nella Peschiera, a parte forse Rontini, non ci sono miliardari, non siamo di quelli che considerano la ricchezza un male. E che nemmeno lo sia vivere da ricchi, se si ha la fortuna di esserlo.
Il problema è che negli ultimi anni, questa nostra benedetta Repubblica ha avuta la tendenza a impoverirsi; ormai la crisi non è qualcosa di passeggero, è diventata strutturale.
La classe media sta scivolando in blocco verso la povertà; la disoccupazione, specialmente giovanile, è altissima.
E nonostante si senta ripetere fino alla nausea la leggendaria frase “Non si arriva a fine mese” , guardandosi intorno non si vede questo, ma un teatrino sempre più affollato di pseudo Vacchi, tirati a lucido, che sembrano tutti VIP, amministratori delegati o Lapi Elkann.
Mentre i redditi precipitavano, le vendite degli articoli di lusso hanno avuto una crescita costante. 2
Qual è il modo migliore di affrontare un periodo difficile?
Vivere a credito! Chi vuol essere lieto sia, del domani non c’è certezza. Anche se non ce lo si può permettere. Enjoy!
 
Il paese dei Poeti, Santi e Navigatori è diventato una sfilata di finti ricchi con le pezze al culo e tronisti 3 di Uomini & Donne.
Tutti che vivono con leggerezza, come se non ci fosse un futuro, concentratissimi sull’immagine di sé che danno agli altri.
E il ben di Dio che la tecnologia ha saputo metterci in mano, a cosa si è ridotto? A rimirarci e a farci guardare. Non compriamo più telefoni, ma specchi da 700 euro a botta, rigorosamente a rate.
Enjoy!
Ora, va benissimo non prendere le cose troppo seriamente, ma fare della futilità e della visibilità un sistema di vita è forse un poco esagerato.
Anche perché vivere solo nel presente ha effetti collaterali abbastanza pesanti.
Perché il domani ha il vizio di arrivare comunque, e qualcuno dovrà pagare per tutta la bella vita a scrocco di questi anni.
A chi lasceremo il conto?
Chi si farà carico dei debiti?
La risposta è abbastanza semplice. 4
Enjoy!
 
ah. P.S.
 
Fortunatamente tutti i ragazzini dopo un po’ si stufano di assomigliare ai loro genitori. Conserviamo la speranza che un prossimo, difficile futuro, possa renderli molto migliori di noi (anche se magari vestiti un po’ peggio). Non che poi ci voglia tanto. Chissà, magari impareranno ad usare la tecnologia in modo diverso. E a non fare i risvoltini nei pantaloni. Non vediamo l’ora di vederceli piombare nel presente a cavallo di una super scassata macchina del tempo, giusto in tempo per salvare baracca e burattini…



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1 Vacchi Gialuca: Rampollo di una dinastia industriale, seguitissimo sui social network dove fa sfoggio di lusso sfrenato, tra ville e jet privati. Nonostante le sue aziende personali siano tutte indebitate, ogni anno il cugino, che dirige l’impresa di famiglia, gli liquida i dividendi fantamilionari delle quote societarie che ha ereditato. Abile ballerino, indossa rigorosamente mutande e pizzetto bianchi.

 
2 Secondo i dati de Il Sole 24 Ore, il consumo di beni di lusso è aumentato, dal 2008, di una media del 8/10% all’anno.
 
3 Tronista: creatura risvoltinata che solo per errore ha ricevuto un cervello; dovendo solo sorridere e alzarsi dal trono per ballare, una semplice corteccia celebrale sarebbe stata più che sufficiente
 
4 In linea di massima, per secoli, i giovani italiano sono stati sempre un po’ meglio di chi li ha preceduti, generazione dopo generazione. Alcuni dei nostri nonni erano analfabeti; tutti noi siamo almeno diplomati. Avevamo giocattoli che loro si sognavano e mangiavamo in un mese quello che loro mangiavano in un anno. Magari non la prossima, ma per i figli di quella dopo ancora non sarà così. Di questo passo, la maggioranza dei bambini starà un po’ peggio dei loro genitori. Provare a godersela sarà una impresa per loro…




I Verdetti della Giuria

2016

La verità nascosta


Prima del carro…

Non fai il carro per cambiare il mondo. Al massimo cambi lo stato civile, perché la moglie chiede il divorzio. Se va bene, resti single.
Non lo fai per spiegare il mondo; ne sai poco e niente anche te, e un alfabeto di gesso, legno e chiodi è un disastro da decifrare.
Magari fai il carro perché ti piace stare con i tuoi compagni e le tue compagne (anche se ti vergogni da morire anche al solo pensiero di dirglielo).
Fai il carro perché certe passioni sono malattie incurabili, e tu ne sei affetto dalla nascita.
O forse si, fai il carro perché vorresti cambiare il mondo, o spiegarlo, o far vedere agli altri come lo vedi te. E anche se non gliene può fregare di meno a nessuno tu ci ricaschi ogni anno, perché in fondo, come diceva tuo nonno, Piutost che gnit, l’è mej piutost. Piuttosto che niente, è meglio piuttosto…

Sopra il carro…

Questo mondo è roba d’altri.
E’ una faccenda così importante che per inventarlo si è dovuto scomodare Dio. E non uno soltanto, centinaia nel corso dei secoli ne hanno reclamato la paternità.
C’è chi sostiene di averlo creato soffiando sul vuoto e chi dice di averlo costruito sul guscio di una tartaruga (e questo spiegherebbe perché è così traballante); alcuni l’hanno cantato, altri l’hanno evocato dalle tenebre agitando piume di corvo.
Noi eravamo quelli che innalzavano templi in loro gloria, scannandoci in loro nome. Ci scanniamo ancora.
Solo personalità straordinarie sono capaci di lasciare un segno nella storia, il mondo mica si fa cambiare dal primo che passa. Una sfilza di condottieri e politici, ammiragli infarciti di stellette o semplici caporali con problemi di calvizie, gente che a ferro e fuoco ne ha modificato il corso, guadagnandosi un posto d’onore sul un piedistallo di pietra, nel bel mezzo delle piazze delle nostre città.
Noi restiamo sui campi di battaglia, a fare la parte della carne da macello.
Il mondo l’hanno cambiato i profeti e i visionari, quelli che brandivano sogni invece delle armi, e che ispiravano e continuano a ispirare moltitudini di persone.
E noi lì dietro al corteo, a pregare e sperare.
Il mondo appartiene ai ricconi, ai grandi magnati dell’industria, a quelli che inseguendo un profitto ci danno lo stipendio a fine mese; appartiene ai banchieri, che inventando il credito hanno dato libero sfogo ai mutui e all’economia di mercato.
E noi sempre là, da qualche parte sotto la voce ’reddito medio pro capite’.
Il mondo riescono a vederlo gli artisti, inventando nuove prospettive e svelandone nuovi colori. Noi restiamo nascosti dai cavalletti, mentre posiamo da anonimi modelli.
Il mondo è complicato, e solo gli scienziati e i curiosi per natura sanno com’è fatto, perché si sono messi lì con pazienza a studiarne il senso.
E noi?
Facciamo da cavie, dietro le tendine dei laboratori.
Il mondo lo fanno le persone speciali; le comparse come noi lo subiscono, e non contano niente.

Dentro il carro…

Ma non funziona in questo modo.
Questa non è la verità.
Lei continua a restare nascosta, non si capisce bene se è perché ci  faccia più comodo così o perché ce ne siamo dimenticati, come quei tesori che nascondevamo da bambini imitando i pirati: allora ci sembravano tanto importanti, ma una volta cresciuti, abbiamo deciso che non erano poi un granché.
Ma la verità non è tanto lontana.
Il modo migliore per far scomparire qualcosa è metterla sotto gli occhi di tutti; nessuno ci guarda mai.
Basta cercare un po’ più in là della ribalta; oltre al sipario, dietro le quinte.
Questo mondo non l’ha fatto un qualche Dio annoiato e non traballa perché è stato costruito sul guscio di una tartaruga.
Non l’hanno fatto i generali e i politici; non l’hanno fatto i santi e nemmeno i gran signori che brindano sugli yacht.
Questo mondo lo facciamo noi, lo abbiamo sempre fatto noi.
Noi lavoratori.

Intorno al carro…

Non c’è nessuno a cui dare la colpa.
I comunisti, i razzisti, i profughi, gli infedeli, i ricchi, i politici o Dio in persona. Scuse.
Siamo noi.
Bisogna solo decidersi. Anche se lasciarlo andare in malora.
Tanto gli arnesi per distruggere sono gli stessi che servono per aggiustare.
Ma almeno smetterla una buona volta di lamentarsi, perché se il mondo non è a piombo per tutti, non è a piombo per nessuno.



I Verdetti della Giuria